Presentazione

0-chavez<<Davanti a un testo mi faccio due domande: Che cos’ha di nuovo? E a che serve?»: così rifletté un giorno ad alta voce il presidente Thomas Sankara, guida rivoluzionaria del Burkina Faso, ucciso nel 1987 dopo soli quattro anni di governo.

E allora: si può dire qualcosa di nuovo, e di utile sul pensiero e sull’opera di un altro capo di Stato non come gli altri, Hugo Chávez, il presidente invicto del Venezuela scomparso il 5 marzo 2013? Si può, da un continente un po’ morto come Manuel Scorza definì l’Europa ne La danza immobile? C’è forse qualcosa che attivisti e lettori latinoamericani od occidentali, africani o asiatici non conoscono nei dettagli e dovrebbero sapere, sull’orgoglio della resistenza e sull’umiltà del servizio che Chávez offrì al Venezuela e al mondo?

Da fuori sarebbe ingenuo o presuntuoso provare ad analizzare l’operato di Chávez in Venezuela. È forse più utile un focus sul riverbero planetario dei suoi anni di politica ai massimi livelli, che fecero del Venezuela un riconosciuto faro del cambiamento; un lievito fecondo. Nella sua azione rivoluzionaria internazionale, alcuni macro-ambiti sembrano avere due caratteristiche: una grande rilevanza, e una relativa sottovalutazione da parte dei più: 1) il modello di prevenzione e soluzione dei conflitti, contro l’interventismo bellico con maschere umanitarie; 2) l’alleanza intercontinentale Sud-Sud; 3) la proposta di un cammino economico e culturale verso l’ecosocialismo. I tre capitoli che seguono sono dedicati a questi aspetti.

In primo luogo, il lavoro instancabile del defunto presidente bolivariano contro le guerre di aggressione – il più diabolico di tutti i mali – condotte via via da non troppo variabili coalizioni di paesi della Nato e del Golfo potrebbe apparire scontato, agli occhi di cittadini di paesi rivoluzionari e antimperialisti. Invece, per chi si impegna verso la pace vivendo in una provincia dell’impero, la coraggiosa opera di Chávez merita ricerche e approfondimenti, non solo in segno di gratitudine, e non solo perché per contrasto fa risaltare il ruolo funesto dei politici occidentali, ma anche perché potrebbe servire da modello di prevenzione dei conflitti. E diciamo «potrebbe», e non «avrebbe potuto», perché la politica estera del Venezuela fortunatamente non è cambiata dopo la morte del presidente Chávez.

In secondo luogo, hanno portata universale le alleanze Sud-Sud (tricontinentali) intessute dal presidente, e la sua visione di un blocco autonomo di pace e sviluppo autocentrato, per una liberazione congiunta. A partire dall’esperienza del più progressista dei blocchi esistenti, l’Alba (Alleanza bolivariana per i popoli di nostra America), e guardando in primo luogo a Madre Africa.

Infine, la proposta di un socialismo del XXI secolo dal volto ecologico nella più piccola delle comunas venezuelane fino ai cinque continenti, non ha superato ancora le contraddizioni dell’estrattivismo ma risponde a un’esortazione: non imitiamo l’Occidente, cambiamolo sganciandocene! Con un invito: sul petrolio e sulle altre materie prime fossili, anche se finalmente sono diventate – grazie alla forza trainante del presidente bolivariano – carburante per un’opera di giustizia solidale, si dovrebbe fare affidamento solo por ahora, per poco: pena il caos climatico e un oceano di distruzioni. Chávez insisteva sulla diversificazione egualitaria dell’economia, del lavoro e dell’organizzazione sociale e politica, che potrebbe costruire quell’ecosocialismo del XXI secolo in grado di offrirsi come modello a un mondo scriteriato.

Dunque, «non ci basterà l’eternità per pentirci se non riusciremo a generare un grande movimento planetario in appoggio alla rivoluzione venezuelana» (Fernando Buen Abad, dal Messico, in occasione della campagna elettorale di Chávez nel 2012).

Come dissidente in Occidente, poi, ritengo doveroso questo omaggio a un politico che ho considerato il «mio capo di Stato», soprattutto quando i nostrani bombardavano altri popoli, senza rischiare né missili né tribunali e in più con la fortuna di sentirsi buoni: perché si uccideva pretendendo di salvare, in una moderna versione di Torquemada e dell’Inquisizione. Superato con la Tempesta del deserto del 1991 lo spartiacque minimo fra civiltà e barbarie, quante guerre si sono accatastate sulla nostra coscienza. In ordine cronologico: guerre dirette in successione, Iraq, Serbia, Afghanistan, Iraq ancora, Libia; interventi per procura e destabilizzazioni in mezzo mondo. Milioni di morti e invalidi, paesi sbriciolati, creazione di mostri settari, montagne e oceani di sofferenze.

Per i cittadini di paesi che non bombardano a casa d’altri, l’opposizione alle guerre e alle destabilizzazioni imperialiste è quasi implicita. I popoli dell’Alba, poi, possono addirittura delegare le iniziative di pace ai rispettivi governi. Invece in Occidente quella parte della popolazione che rifiuta il maggiore dei crimini ha il preciso dovere di oppor-visi attivamente, pena la connivenza morale e il peccato di omissione. I cittadini del Nord globale hanno già fra i loro privilegi quello della pace: vivono sotto un cielo fortunato dal quale piove solo acqua; rombi e lampi sono tuoni e fulmini, o fuochi artificiali. Chi non è mai stato circondato da morti, bruciati, amputati, decapitati, chi non ha perso un occhio o la pelle o la testa od ogni bene, chi non ha visto il proprio paese sfaldarsi, chi non appartiene alla folta schiera di senzatetto di guerra o fuggitivi dalle bombe, dovrebbe sentire tutta la responsabilità di opporsi in ogni modo alle azioni belliche condotte dal proprio governo.

Ma con il 2011 e la guerra della Nato alla Libia, i pacifisti sono spariti dai radar europei e statunitensi. Che solitudine da queste parti, presidente!

C’è, in una valletta di collina, nel centro dell’Italia, un grande prugno selvatico che senza chiedere alcuna cura regala ogni anno molti frutti e ombra. Dal marzo 2013 è dedicato al presidente Hugo Chávez, insieme a ulivi, albicocchi e meli intitolati a persone che nella storia furono di aiuto al mondo.

Del resto gli alberi sono esseri naturalmente positivi, nutrici disinteressate del loro prossimo umano, animale e vegetale.

M.C.

 

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